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Slow Food vs Fast Food

13/10/2011

Fast Food Vs Slow Food

Da avversari del fast food, coloro che praticano lo Slow Food credono che il cibo si gusti di più e sia migliore quando gli ingredienti sono freschi e locali, l’atmosfera rilassata e la televisione spenta.

I promotori di questo tipo di alimentazione sostengono il cibo che è buono per l’ambiente e che assicura salari giusti alle persone che lo producono. Il che significa cibo libero dai pesticidi e sostegno agli agricoltori locali.

  Mangiare fuori va bene, ma la maggior parte dei seguaci di questo movimento preferiscono mangiare in piccoli ristoranti familiari che hanno più possibilità di utilizzare ingredienti locali e organici, che le grandi catene di ristorazione.

  Tuttavia lo Slow Food, in termini salutistici, è assai più di quanto appena appreso: medici ed esperti raccomandano di mangiare più adagio e preferire ingredienti freschi. Malgrado possa non essere molto realista mangiare cibi organici e preparati in casa tutti i giorni, tentare di avere cibo casalingo organico per lo meno una volta la settimana è un buon obiettivo, in particolar modo alla luce di uno studio recente riguardante la ricerca sull’Obesità che assicura che le madri che hanno come priorità che la famiglia mangi insieme, hanno meno possibilità di avere figli obesi.

  Il fast food (che significa letteralmente "cibo veloce") è parte delle abitudini culturali di tutto il mondo occidentale. Il suo sapore familiare piace alle persone di tutte le età e principalmente ai giovani. Giacché l’educazione alimentare deve cominciare precocemente, perché non adottare quest’abitudine presa a prestito dagli americani da un lato più salutare?

  Generalmente, il fast food non apporta molti nutrienti e ha anche un alto tenore di grassi saturi, sodio e calorie in un quantitativo molto superiore al fabbisogno giornaliero e che può causare danni alla salute.

  Secondo una ricerca pubblicata nel Journal of Adolescent Health, gli adolescenti stanno diventando ogni giorno più obesi poiché prediligono gli alimenti del fast food. Per gli specialisti, è in questo periodo di transizione che le responsabilità dei paesi devono orientare le scelte consapevoli dei giovani. E se proprio amate questa forma di alimentazione, sappiate che è possibile fare scelte più salutari, rapide e pure più adatte al vostro budget.

  Prima di uscire per mangiare, tenete a portata di mano alcune guide di ristoranti che offrono la tabella nutrizionale del locale. Poiché questo non sempre è possibile, potete creare una selezione dei ristoranti che danno la priorità ad alimenti freschi e salutari.
  Inoltre, scoprite alcune indicazioni utili per alimentarsi in modo migliore:

  - Prestate attenzione alla descrizione del menu evitando gli alimenti che contengono ingredienti fritti, come patate e carne preparate in questo modo;

  - Bevete acqua o succhi. Oltre un eccesso di calorie, i soft drink (Coca cola, aranciate e bibite gassate) contengono altre sostanze nocive alla salute;

  - Dimenticatevi delle salse. A dispetto del sapore, forniscono calorie superori a quelle contenute nell’insalata stessa. Per condire usate olio d’oliva, aceto e limone;

  - Fate richieste speciali. Non temete di chiedere che i vostri legumi o che la vostra carne siano preparati in modo diverso da quella descritta sul menu. Preferite cibi cotti al vapore, al forno o arrosto;

  - Mangiate lentamente. Masticate e assaporate il cibo. Se la fame vi passa, non è necessario che finiate tutto quello che è nel piatto (potete sempre far ricorso alla doggy bag!). Mangiare senza fretta può diventare un abito mentale rilassante e può aiutare i processi digestivi.

  - Sostituite il dessert abituandovi al sapore della frutta a fine pasto. Dopo un po’ di tempo, passerete a considerare meno sorbetti e cioccolata.
 

Staff nonnastella | commenta

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Quale dieta mediterranea

15/10/2011

grani_di_giorgio_bergamini

Sul menù di una catena di locali di cucina napoletana, Rossopomodoro con centinaia di esercizi in Italia e nel mondo, alcuni piatti hanno un simbolo di Slow Food che certifica specialità di particolare valore storico in relazione a prodotti del territorio.

  A proposito di menù c’è da dire che normalmente le scelte ed i giudizi riguardanti i piatti della ristorazione si muovono nel campo del più o meno buono, raffinato, delicato, equilibrato, saporito, insipido, innovativo, classico, interessante etc.

  Oggi, con una nuova attenzione alla Dieta Mediterranea, riconosciuta  dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità, si pone il problema di rendere visibile e percepibile, anche una potenzialità di tipo dietetico del piatto, valore fino ad oggi ignorato, nel rispetto però di una gradevolezza e possibilmente anche di riferimenti alle tradizioni ed al territorio.

  L’amico scrittore di alta cucina, Beppe Lo Russo, tempo fa’ escludeva che fosse possibile coniugare alta qualità e buona gastronomia con la dietetica.

  Era evidentemente indissolubile l’associazione della dietetica all’insipido, scondito, noioso, sgradevole, all’opposto della trasgressione, più consona al piacere e all’alta cucina.

  In controtendenza a questo tipo di certezze si pone ora il problema di verificare se è invece possibile individuare delle pietanze caratterizzate da gradevolezza, buona presentazione, ricchezza di sapori, riferimenti al territorio e a tradizioni, ma anche rispettose di concetti di sostenibilità e dei principi della Dieta Mediterranea, nella sua accezione più moderna e cioè non riferita al più buono e popolare, ma specificatamente pensata per combattere l’obesità e patologie correlate, con l’obiettivo di assicurare quella longevità che il dr Ancel Keys trovò nell’alto Cilento nel secondo dopoguerra dove alla fine, si ritirerà a vivere in pensione, arrivando ai 100 anni, come allora molti degli abitanti di quei posti.

  Una più corretta definizione di Dieta Mediterranea, anche se non specificamente citata, la troviamo rappresentata graficamente nella piramide che contiene i suggerimenti del Dipartimento della Nutrizione dell’Università di Harvard del 2005, che rivoluzionano completamente la precedente impostazione del 1992, delineata all’origine da Ancel Keys.

  Nella nuova definizione si vede che nel minuscolo triangolino in alto, che vuol dire “da assumere con grande parsimonia”, compaiono: carni rosse, burro, prodotti elaborati da grani raffinati, pane, paste e riso bianchi, patate, dolci e bevande zuccherate, oltre al sale.

  Alla base troviamo tante verdure e frutta, olio d’oliva in abbondanza, altro che “scondito” (ma proibiti i grassi animali ed i grassi trans, cioè idrogenati) e tutte le varianti dell’uso di grani integrali interi o trasformati in pane, pasta ed altre preparazioni comunque integrali.

  Subito sopra troviamo legumi, noci, mandorle ed altri semi, il tofu, oltre a pesci, crostacei, molluschi ed anche pollame e uova. Un uso limitato alla fine per formaggi, latte e yogurt.

  Tutto questo sembra la fotografia dell’alimentazione della Puglia di altri tempi e quindi non sembra limitante per inventare piatti che possano riferirsi a queste raccomandazioni, che, per inciso, negli USA non sono diventate ufficiali, perché osteggiate dalle Lobby dei produttori dei cibi penalizzati da questi criteri.

  In Italia invece sono direttamente i produttori che si preoccupano di redigere raccomandazioni e guide dietetiche, come ha fatto la Barilla.

  Oggi proprio Slow Food potrebbe ricodificare le regole, senza incorrere in Patents infringments, oltre a segnalare con un nuovo simbolo piatto e/o operatori che permettano al cliente di scegliere tra il certificato “Corretto” ed il golosamente “Trasgressivo”.

  Ho già raccolto segnali di adesione da alcuni ristoratori colti che mi hanno promesso di cimentarsi in questa sfida, avendo già molti esempi significativi nei loro menù.
 

Giorgio Bergamini | commenta

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